Passione Z

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Il prossimo 15 Ottobre inizia su Fox la terza stagione di Walkin Dead. Poiché sono un fan dell’horror e ho sempre trovato il sottogenere zombie molto divertente, sarò in prima fila con tanto di popcorn e birra fredda.
Sempre a proposito di  morti viventi, probabilmente ho testato quasi tutti i browser game dedicati all’argomento. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, non ci troviamo di fronte a dei capolavori. Al contrario, il più della volte si tratta di moduli ripetitivi nei quali il protagonista deve semplicemente uccidere nemici all’infinito. Di conseguenza trovo noiosi giochi come The Last Stand 2, Zombie Rampage, Dead Frontier: Night Two, Zombie Stalker, Zombie Assault 2 e via dicendo. Del resto un browser game non può certamente competere con un prodotto da consolle. Per questo motivo è inutile puntare sull’azione pura, sugli effetti spettacolari o solo sulla qualità del game design. Molto meglio partire da un’idea carina, una grafica in linea con i limiti del supporto e una colonna sonora di buona fattura. Detto questo, ci sono comunque giochi Flash dedicati al mondo degli zombie che ho trovato molto carini. Di seguito segnalo una piccola top five, cliccando sulle varie immagini è possibile visitare la pagina web che ospita il gioco.

Al quinto posto Boxhead The Zombie Wars:

A dire il vero, anche in questo caso ci troviamo di fronte la solita lotta all’ultimo proiettile. Ma in compenso abbiamo una grafica isometrica simpatica, una buona gestione dei movimenti e qualche variante sul tipo di nemici e le armi usate. Ciò nonostante la noia è dietro l’angolo. Una volta giocata una manciata di partite si comincia a sbadigliare.

Al quarto posto segnalo il datato ma comunque gradevole Graveyard Shift, sviluppato parecchi anni fa da Nitrome:

Nel corso degli anni Nitrome ci ha abituato a prodotti di grandissimo livello, per cui Graveyard Shift  potrebbe sfigurare rispetto ad altri giochi recenti. Tuttavia, rispetto a soliti zombie games, abbiamo alcune varianti interessanti: i quadri sono caratterizzati da uno scorrimento verticale costante, ci sono obbiettivi da raggiungere e qualche tecnica basilare per difendersi dagli attacchi. Inoltre abbiamo una pixel art molto curata associata ad una musica con un ritmo crescente. Del resto, pur essendo un prodotto di annata, parliamo pur sempre di Nitrome.
Al terzo posto segnalo quello che, se non fosse per alcuni difetti strutturali, potrebbe essere il migliore flash game dedicato ai morti viventi.

The Breach:

Il gioco flash ha (udite udite) una trama. Il protagonista ha il compito di indagare su una navicella che non risponde alle comunicazioni. Molto presto scoprirà che una sorta di infezione aliena ha ucciso i vari membri dell’equipaggio per poi farli tornare in vita sottoforma di zombie. Tra strane visioni, indizi e chiavi da raccogliere, il gioco risulta alquanto gradevole. La grafica è caratterizzata da uno stile cartoon ben fatto e le animazioni dei vari character sono tutte di ottima fattura. In particolare ho trovato molto spassosa la morte di alcuni zombie: dopo essere stati uccisi   definitivamente, vomitano fluidi non ben identificati per poi accasciarsi in tripudio di effetti splatter.
Purtroppo il gioco ha alcuni difetti che pregiudicano la resa finale. Prima di tutto il protagonista non ha un metodo di puntamento quando spara. Abbiamo solo una linea di tiro orizzontale bloccata. I combattimenti risultano spesso ripetitivi e durante gli scontri con i vari boss, le dimensioni cambiano. In altre parole, la telecamera allarga il campo e la scena rimpicciolisce. Un cambiamento che stride con la visione standard e crea uno sgradevole effetto straniante.

Al secondo posto metto invece Zombotron:

Si tratta di un platform sparatutto realizzato da Ant Karlov (programmazione e grafica) e Alexander Ahura (effetti sonori e musica). Il protagonista è uno dei cyborg (che nel gioco vengono chiamati bio-robot), il cui compito è disinfestare il laboratori creati durante la colonizzazione di un pianeta sconosciuto. Tali ambienti sono infatti popolati da zombie e mutanti stupidi ma molto pericolosi.
La trama è anche in questo caso essenziale: varie missioni da completare, armi da acquistare presso vari store automatici, e un mostro finale da abbattere nel decimo e ultimo quadro. Ma nonostante la storia minimale, questo gioco si distingue dalla moltitudine di  flash game che trattano tematiche simili per tutta una serie di motivi. Prima di tutto oltre ad un buon game design e delle ottime animazioni, il gioco è caratterizzato da tutta una serie di effetti realistici. Ci sono oggetti che se colpiti dalle armi da fuoco cadono sulla testa sei nemici, esplosioni che innescano il crollo di ponti, oggetti che rotolano in base all’inclinazione del pavimento e così via. A completare il tutto abbiamo l’ottimo lavoro svolto da Alexander Ahura, il quale non solo crea degli effetti molto sfiziosi, ma arricchisce il gioco con una colona sonora molto gradevole.

Al primo posto di questa piccola top-five inserisco Zombotron 2:

Il gioco – realizzato dagli stessi autori, non è un semplice seguito. Abbiamo molti più livelli, nuovi nemici, nuove armi, nuovi effetti visivi, stanze segrete da scoprire e soprattutto una trama decisamente più ricca. In alcuni casi abbiamo anche dei veri e propri “spiegoni” da parte di alcuni personaggi incontrati nel corso delle varie avventure. Non aggiungo altro per non anticipare la trama. In ogni caso, questo è un esempio di come si possa valorizzare al meglio la tecnologia Flash quando si realizza un browser game.
Chiudo questo lungo articolo con due bei libri che ho letto di recente sul mondo degli zombie. Il primo è Apocalisse Z di Manel Loureriro pubblicato da Editrice Nord.

Il protagonista del libro è un avvocato spagnolo che usa un blog per raccontare la sua vita personale. Ed infatti, i primi paragrafi del libro sono congegnati come post di un diario online. Con il passare del tempo, una notizia riportata nei vari telegiornali seguiti dal protagonista, e che inizialmente aveva un ruolo marginale nel blog, inizia ad avere sempre più spazio. Una misteriosa epidemia si diffonde dopo che dei guerriglieri hanno assaltato un laboratorio militare russo. Ovviamente, si tratta di un’epidemia che uccide le persone per poi trasformarle in zombie. Per ovvie ragioni, nella seconda parte del libro il blog diventa un diario cartaceo (se dovesse crollare la civiltà non pretenderete mica di trovare un wi-fi per il vostro portatile, vero?). Il romanzo risulta molto carino, fatta eccezione per un paio di appunti. Prima di tutto la prosa lascia un tantino desiderare: ci sono troppe esclamazioni fuori contesto accompagnate da dialoghi inefficaci. In secondo luogo, non c’è un grammo di originalità. La storia, per quanto scorrevole e avvincente, non aggiunge nulla agli stereotipi sugli zombie.
L’aspetto interessante di questo libro riguarda il modo in cui è nato. In pratica Loureriro aveva davvero creato un blog nel quale raccontava un’ipotetica epidemia di zombie. Questa sorta di blog fiction raccolse un successo strepitoso: ben due milioni di contatti in poche settimane. Grazie a questi numeri, e all’interessamento di un editore dotato di un buon fiuto, il divertissment è diventato poi un libro di successo.
Il secondo romanzo che vorrei segnalare si chiama La foresta degli amori perduti di Carrie Ryan edito da Fanucci.

Non fatevi ingannare dal titolo harmony, si tratta a tutti gli effetti di una storia horror sugli zombie, anzi un ottima storia a prescindere dal genere. La protagonista Mary vive in un villaggio immerso in una foresta circondato da recinzioni. Al di fuori del villaggio, protetto dalla casta dei guardiani, a loro volta controllati da una sorellanza di matrice religiosa, si trovano gli sconsacrati: non morti che circondano il villaggio nel perenne tentativo di trovare una breccia. Nel romanzo, la civiltà è stata del tutto annientata. Abbiamo un villaggio blindato, dei percorsi protetti che si inoltrano nella foresta, e tantissimi segreti di cui solo le dispotiche sorelle sono a conoscenza. Il romanzo è scritto benissimo: ritmo incalzante, dialoghi efficaci e parecchi colpi di scena. Inoltre, pur lasciando spazio ad una buona dose di sentimenti e introspezione, la scrittrice Carrie Ryan, definisce una serie di regole degne dei migliori scrittori di science fiction. A differenza di altri romanzi o film, non ci si limita a dare per assodato il mistero alla base dei morti viventi, ma si ragiona sul concetto di contagio, ceppo virale, energia spesa da uno zombie, e così via. Non aggiungo altro per non spoilerare.
L’unico difetto di questo piccolo capolavoro, se proprio vogliamo trovarne uno, riguarda il giudizio impietoso su tutti i personaggi maschili, suddivisi in due categorie molto rigide: stupidi egoisti e vigliacchi egoisti. Insomma, noi maschietti non facciamo una bella figura.
Il romanzo, pur essendo il primo di una trilogia, ha un finale abbastanza definito. Purtroppo, non sono ancora stati tradotti i successivi due capitoli. Forse l’editore sta aspettano che arrivi in Italia il film in produzione negli States per spingere al meglio i tre libri.
Piccola postilla: il titolo originale è The Forest of Hands and Teeth. L’adattamento non solo stravolge il significato del titolo, ma crea anche un orizzonte di attesa fuorviante.

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