Per parafrasare l’incipit-meme tipico di molti youtuber, non avrei mai voluto scrivere questo articolo. In realtà volevo scriverlo eccome. Solo che non avevo il tempo materiale. E poi c’è un altro elemento che mi ha fatto tentennare: l’articolo precedente era già un pezzo critico su Adobe, quindi farne un altro in sequenza rischia di farmi sembrare un hater monomaniaco. Per dirla tutta, col tempo sono effettivamente diventato, se non un hater, un critico… diciamo molto severo. Ma andiamo in disordine sparso, in puro stile Mediadoper.
Nel lontano 2012 (sì, fa impressione scriverlo) ho aperto questo blog per parlare della mia passione dell’epoca, Flash (poi Animate). Da freelance mi sono sempre occupato di sviluppo web, grafica e variazioni sul tema, ma non sempre potevo usare il mio giocattolo preferito. Quindi il blog era una sorta di valvola di sfogo che, nelle mie intenzioni, avrebbe dovuto promuovere anche una serie di progetti basati su AIR e Animate.
Purtroppo nel corso degli anni ho assistito alla lenta agonia di quello che una volta era un diamante targato Macromedia. Prima depotenziato, poi rinominato, poi amputato. In particolare AIR è stato ceduto ad Harman, che lo tratta con la cura con cui si tratta un fermacarte. E l’HTML5 dinamico è stato lasciato a sé stesso (qualcuno si ricorda di CreateJS? “Non sapete di cosa parlo?” Appunto).
Chi segue il blog sa che, già in passato, mi sono divertito a ironizzare sul tafazzismo di un’azienda guidata dall’onnipresente Shantanu Narayen. A proposito: ehi Shantanu, dopo quasi vent’anni di sfavillanti “successi”, non sarebbe il caso di dedicarsi ad altro? Che ne so… giardinaggio, bricolage… ippica?
Ma non voglio rendere più caotico del dovuto questo articolo. Ormai ero abbastanza rassegnato: pensavo non ci fosse più niente da dire. Aspettavo soltanto la comunicazione ufficiale della morte del “quasi-cadavere” Animate. E invece, nei giorni scorsi, Adobe ha tirato fuori dal cilindro un buffo coniglio che non posso ignorare. Prima ha annunciato la fine di Animate entro un anno (ok, me lo aspettavo). Poi, nel giro di 24 ore, ha fatto una clamorosa retromarcia dopo una valanga di proteste.
E quindi lo hanno messo in Maintenance Mode. Tradotto in parole povere significa: “non lo chiudiamo… però smettiamo di aggiungere nuove funzioni”. Qui prima ho riso forte, poi non so perché mi è venuta in mente l’ippica.
Cosa ne penso? A mio modesto parere, questa è una scelta da pavidi. Il tool, di fatto, è già stato accompagnato verso la porta. Tenerlo in stato vegetativo serve solo a ridurre il numero di pernacchie quando, un domani non troppo lontano, decideranno di staccare la spina per davvero.
E la cosa più surreale è che intorno ad Animate c’è ancora una community viva, fatta di animatori, illustratori, designer, insegnanti, piccoli studi. Gente che non chiede la luna: vorrebbe solo un prodotto trattato con un minimo di cura. Ma se hai il prosciutto sugli occhi, l’ovatta nelle orecchie e poche idee molto confuse, la community diventa solo rumore di fondo.
Capisco benissimo che un’azienda debba allocare budget e che non tutto possa crescere all’infinito. Ma il modo in cui comunichi e gestisci un prodotto manda un segnale chiarissimo su quanto consideri le persone che lo usano per lavoro.
A margine, una domanda: perché dopo anni di tentennamenti hanno deciso di rottamare il tool proprio adesso?
Per rispondere alla mia domanda retorica, se ben conosco i processi mentali di Adobe — da sempre specializzata nell’inseguire il mercato senza rischiare troppo — tutto nasce dall’avvento delle intelligenze artificiali nel mondo della grafica.
Le fini menti che prendono le decisioni avranno detto qualcosa del genere durante una delle loro riunioni: “Tanto le IA disegnano e animano tutto… a che serve un programma per disegnare e animare?” Se potessi partecipare a uno dei loro brainstorming, risponderei con domande dello stesso livello: “Siccome esistono le auto, perché fare una passeggiata in una bella giornata di sole?”, oppure “Siccome esistono le barche, perché farsi una nuotata ad agosto?”, o anche “Siccome esistono i ristoranti, perché cucinare a casa una ricetta che ti piace?”.
La risposta è sempre la stessa: perché è divertente. Perché il processo creativo è parte del valore. L’IA potrà anche generare immagini o animazioni da zero, ma ci saranno sempre umani con attitudini artistiche che amano sporcarsi le mani. E soprattutto, le due cose possono convivere. Generi un’idea con l’aiuto di una IA, la rifinisci, la sistemi e poi la animi a modo tuo. Parliamo di un flusso produttivo piacevole e utile.
Chiudo questo sproloquio a metà tra satira e critica con due riflessioni finali.
La prima: la soluzione adottata sembra una barzelletta. In pratica, gli utenti del cloud rischiano di pagare lo stesso prezzo per un programma in coma, senza nuove funzionalità, e con il futuro già deciso.
La seconda: chi sperava in una soluzione “open” per Animate può mettersi comodo. Non è nella cultura aziendale. Fireworks, FreeHand, Director… ottime tecnologie finite nel cestino senza troppi sensi di colpa.
Tutte considerazioni che hanno suggerito la battuta del titolo.
Adobe Creative Cloud è diventato Adobe Creative Clown.






